L’importanza del network nella gestione del paziente tossicodipendente con HCV

Razionale

L’infezione da virus dell’HCV rappresenta una forma morbosa molto insidiosa sia per l’elusività del virus, sia per la facilità di contagio tra i soggetti a rischio, come i consumatori di sostanze stupefacenti per via endovenosa.

La criticità nella diagnosi è rappresentata dalla bassa percentuale di soggetti a rischio sottoposti a test anti-HCV: secondo i dati nazionali presenti nelle Relazioni Annuali al Parlamento sulle tossicodipendenze in Italia, il 70-80% dei soggetti in carico ai Ser.D. non è sottoposto a test e questo non consente di avere una stima affidabile di prevalenza di questa popolazione, considerata ad alto rischio.

Nella maggior parte dei casi, la diagnosi viene posta quando la malattia inizia a presentare manifestazioni cliniche, il che può avvenire anche dopo anni dal contagio, periodo in cui i soggetti asintomatici fungono comunque da serbatoio del virus, favorendone dunque la diffusione.

I vari organismi internazionali che si occupano del problema, come World Health Organization (WHO), United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC), European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA) in particolare, suggeriscono l’adozione di strategie specifiche per limitarne la diffusione fino alla sua eliminazione.

Le terapie antivirali di ultima generazione (indicate negli adulti affetti da infezione cronica da HCV di tutti i principali genotipi) rappresentano una reale opportunità per garantire interventi risolutivi con favorevole impatto da un punto di vista sociosanitario.

Trattamento dell’epatite C prima e dopo l’avvento degli agenti antivirali diretti

Si tratta di terapie orali ben tollerate ed efficaci, che inducono guarigione fino al 95% dei soggetti infetti e che hanno cambiato radicalmente lo scenario terapeutico, tanto da spingere l’Organizzazione Mondiale della Sanità a porsi come obiettivo l’eliminazione delle epatiti virali nel mondo per il 2030.

Al fine di superare i limiti attuali in termini di screening HCV, legati alla difficoltà nel coinvolgimento e monitoraggio dei soggetti tossicodipendenti e nell’ottica di cogliere le nuove opportunità nel trattamento (Antivirali ad Azione Diretta – DAA, svincolati da genotipo, età, grado di fibrosi, comorbilità) nasce il progetto HAND.

Obiettivi

L’obiettivo primario di progetto è quello di supportare il Network territorio-ospedale, attraverso strumenti e servizi finalizzati ad agevolare la diagnosi con test, l’invio al trattamento e il successivo follow-up del paziente.

Lo stesso EMCDDA, propone di facilitare il Network territoriale attraverso alcuni passaggi fondamentali:

1.|

sensibilizzazione dei professionisti di settore (Ser.D.) nel sottoporre i pazienti al test;

2.

informazione dei pazienti al fine di sottoporsi al test (counselling pre-test);

3.

possibilità d’impiego di test di facile somministrazione, ma ad alta affidabilità, per ridurre i tempi di screening;

4.

restituzione dell’esito del test (counselling post test);

5.

accompagnamento del soggetto sieropositivo presso il Centro per la cura del HCV per accertamenti di secondo livello;

6.

inserimento in protocollo e successivo trattamento farmacologico con DAA;

7.

follow-up congiunto del paziente fino alla guarigione totale dall’infezione da HCV.

Con il patrocinio di:

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